Quando fare shopping diventa un problema: lo Shopping Compulsivo


Ti è mai capitato di avere la tentazione di comprare qualcosa al di fuori della tua portata economica o non strettamente necessaria? Cedere ogni tanto alla tentazione è più che normale. Il problema insorge quando la tendenza all’acquisto diventa incontrollata, quasi compulsiva, e inizia a comportare un disagio emotivo e conseguenze sociali e finanziarie.

Ecco che allora il semplice fare acquisti può evolvere in una dipendenza comportamentale (quasi come se lo shopping fosse una sostanza) o in un disturbo, quello dello shopping compulsivo.

Chi è affetto da tale disturbo tende ad usare l’acquisto come strategia di regolazione delle emozioni negative (non per forza connesse allo shopping) e risulta più sensibile, anche a livello neurochimico, al piacere derivato da una ricompensa o da una gratificazione.

L’atto dell’acquisto nello shopping compulsivo è, quindi, sperimentato come un impulso incontrollabile e irresistibile, che comporta attività singole eccessive, costose e dispendiose in termini di tempo e denaro. Queste attività sono tipicamente messe in atto in risposta ad emozioni negative, come una strategia (disfunzionale) per gestirle.

Come gran parte delle dipendenze, anche quella da shopping può dare origine poi a difficoltà finanziarie, personali e/o sociali.

Ma cosa succede esattamente?

Nel momento dell’acquisto i compratori compulsivi sperimentano un restringimento dei processi attentivi che porta a un deficit dell’autoregolazione efficace, ossia la consapevolezza delle reali motivazioni dell’acquisto.

Inoltre, aumenta la responsività emotiva, che favorisce, così, gli effetti positivi per il proprio umore dovuti allo shopping (rinforzo positivo).

In questo modo si origina un circuito di feedback positivo che va a rinforzare sempre di più il pensiero “acquistare mi fa stare bene”, caratterizzato da stati emotivi positivi, quali sollievo, gratificazione, miglioramento dell’umore e dell’autostima, che però (come ogni dipendenza) risultano essere temporanei.

Dopo l’acquisto, infatti, emerge la consapevolezza di questa incapacità di autoregolazione. Questo determina emozioni negative, come senso di colpa, vergogna, rimorso, e porta a comportamenti specifici, quali ignorare l’acquisto o nasconderlo. Tali sentimenti, tuttavia, vanno a sollecitare lo schema disfunzionale che ha dato origine all’acquisto. Questo schema è basato su pensieri come “sono sgradevole ed indesiderato”. A loro volta, questi pensieri pongono le basi per stati emotivi e psicologici che conducono all’inizio di un circolo vizioso di shopping compulsivo: “compro ancora per tornare a sentirmi bene”.

Come si gestisce?

Un primo passo per combattere questa dipendenza è riconoscere di avere un problema.

Tuttavia, a differenza di altri disturbi del controllo degli impulsi (come il gioco d’azzardo patologico), lo shopping compulsivo sembra essere maggiormente tollerato dalla società. Basta pensare che non mostra, a differenza di altre sostanze, segni fisici indicatori di un problema o comportamenti bizzarri evidenti. Questo lo rende, inoltre, più difficile da riconoscere.

Ed ecco che, anche in questo caso, la consapevolezza appare un aspetto fondamentale per la gestione del problema.

Per incrementarla, risulta, quindi, importante fare attenzione ad alcuni segnali specifici. Pensare in modo costante allo shopping, l’impulso a comprare sempre di più allo scopo di modificare il proprio umore, sentimenti di malessere quando non si soddisfa tale impulso, l’incapacità di porsi un freno, sono solo alcuni di questi segnali d’allarme.

Monitora questi campanelli di allarme, e se ti rendi conto che c’è un problema, chiedi aiuto. Puoi riprendere il controllo.


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